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PIEMONTE- 14-08-2022-- Alle buone intenzioni non seguono i fatti: nelle vacanze degli italiani poca sostenibilità. E non solo per colpa degli utenti.

L’app Junker ha sollecitato con un sondaggio specifico i propri utenti per scoprire il rapporto tra italiani e sostenibilità delle vacanze.  Sebbene oltre l’80% del campione (una platea di 10.625 utenti) afferma di mantenere il proprio impegno nella sostenibilità anche in vacanza i dati mostrano che non molto difficilmente questa tendenza sia veramente rispettata.

L’86,5% sostiene che il suo impegno per la sostenibilità prosegue anche in vacanza, ma scende al 63% dei rispondenti è pronto a tenere in considerazione la sostenibilità dell’alloggio nella scelta per le proprie vacanze. Di questi, il 38,8% sarebbe disposto addirittura a pagare un 5-10% in più per alloggi realmente sostenibili. Poi però il 40,9% del target non sa rispondere alla domanda se effettivamente la struttura ricettiva presso cui ha alloggiato fosse o meno ecosostenibile.

A contribuire al quadro concorre anche una scarsa offerta turistica che mantenga alti standard di sostenibilità. Sempre secondo il campione, solo il 10,8% degli annunci contiene info sulla sostenibilità, mentre ben il 44% li menziona raramente o mai.

Ecco dove è il gap, secondo Juker: la sostenibilità non è ancora un driver dell’offerta di alloggi. A differenza dei prodotti di largo consumo, per la vendita di soggiorni non è infatti percepita come un fattore di competitività.

Quindi sembra proprio che, anche ove sia considerata dagli host come fattore competitivo, la sostenibilità sia per oltre metà delle volte niente altro che greenwashing. Esistono però host seriamente impegnati nella sostenibilità, raccolti sotto certificazioni turistiche green e in piattaforme a dichiarata vocazione green, peccato che spesso i vacanzieri non sappiano della loro esistenza. Ben il 42,7% non conosceva nessuna delle certificazioni proposte (tra queste, Legambiente Turismo, Associazione Italiana Turismo Responsabile, Eco Bio Turismo Icea e Travelife).

Sono quasi 4mila (3939 per la precisione), invece, quella parte del campione che non considerano la sostenibilità dell’alloggio un fattore rilevante; il 69,2% di loro si concentra soprattutto sulla praticità/economicità dell’alloggio. Il 55% afferma di non considerare il criterio della sostenibilità perché è oggettivamente difficile trovare alloggi che possano essere riconosciuti e definiti come sostenibili.

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